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Flamine
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Contents
• Origine
• Note
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Descrizione
I flamini erano distinti in flamini maggiori (latino mwgqFlamines maiores), tre, e in flamini minori (latino mwggFlamines minores), dodici; ai primi fu successivamente aggiunto un flamine in onore di mwgwGiulio Cesare. In epoca imperiale furono istituiti dei flamini preposti al culto di mwhaimperatori defunti e da essi derivavano il nome.
I flamini maggiori venivano nominati dal mwhgmwhwCollegium Pontificum presieduto dal mwiamwiqPontifex Maximus.cite-ref-2[2]
L'mwjwetimologia del termine mwkaflamen è incerta, secondo alcunicite-ref-3[3] deriverebbe da mwlqfilum, il filo di lana posto sul copricapo, secondo altri da mwlgflare, soffiare per mantenere vivo il fuoco sacro. Non va dimenticato, tuttavia, l'accostamento al mwlwsanscrito mwmabrahman-mwmqbramino, appartenente alla casta sacerdotale, sulla base di un comune termine mwmgindeuropeo mwmwbhlagh-men.
Origine
Particolarmente significativi sono i passi dellmwng'mwnwAb Urbe condita in cui mwoaTito Livio illustra il momento e le motivazioni della creazione della istituzione religiosa e dei suoi sacerdoti:
(latino)
«
Qui regno ita potitus urbem novam conditam vi et armis, iure eam legibusque ac moribus de integro condere parat. Quibus cum inter bella adsuescere videret non posse - quippe efferari militia animos -, mitigandum ferocem populum armorum desuetudine ratus, Ianum ad infimum Argiletum indicem pacis bellique fecit, apertus ut in armis esse civitatem, clausus pacatos circa omnes populos significaret. [...]
Clauso eo cum omnium circa finitimorum societate ac foederibus iunxisset animos, positis externorum periculorum curis, ne luxuriarent otio animi quos metus hostium disciplinaque militaris continuerat, omnium primum, rem ad multitudinem imperitam et illis saeculis rudem efficacissimam, deorum metum iniciendum ratus est. Qui cum descendere ad animos sine aliquo commento miraculi non posset, simulat sibi cum dea Egeria congressus nocturnos esse; eius se monitu quae acceptissima Diis essent sacra instituere, sacerdotes suos cuique deorum praeficere.
»
(italiano)
«Roma era una città di recente fondazione, nata e cresciuta grazie alla forza delle armi: Numa, divenutone re nel modo che si è detto, si prepara a dotarla di un sistema giuridico e di un codice morale (fondamenti di cui fino a quel momento era stata priva). Ma rendendosi conto che chi passa la vita tra una guerra e l'altra non riesce ad abituarsi facilmente a queste cose perché l'atmosfera militare inselvatichisce i caratteri, pensò che fosse opportuno mitigare la ferocia del suo popolo disabituandolo all'uso delle armi. Per questo motivo fece costruire ai piedi dell'
Argileto
un tempio in onore di Giano elevandolo a simbolo della pace e della guerra: da aperto avrebbe indicato che la città era in stato di guerra, da chiuso che la pace regnava presso tutti i popoli dei dintorni. [...]
Così facendo, però, si correva il rischio che animi resi vigili dalla disciplina militare e dalla continua paura del nemico si rammollissero in un ozio pericoloso. Per evitarlo, egli pensò che la prima cosa da fare fosse instillare in essi il timore reverenziale per gli dèi, espediente efficacissimo nei confronti di una massa ignorante e ancora rozza in quei primi anni. Dato che non poteva penetrare nelle loro menti senza far ricorso a qualche racconto prodigioso, si inventò di avere degli incontri notturni con la dea Egeria e riferì che quest'ultima lo aveva esortato a istituire dei rituali sacri particolarmente graditi agli dèi, nonché a preporre a ciascuno di essi certi officianti specifici.»
(Tito Livio - Ab Urbe condita I. XIX - libera traduzione di Capriotti M.)
La conseguenza ovvia della istituzione della religione fu la creazione del sacerdozio quale suo custode e regolatore:
(latino)
«
Tum sacerdotibus creandis animum adiecit, quamquam ipse plurima sacra obibat, ea maxime quae nunc ad Dialem flaminem pertinent. Sed quia in civitate bellicosa plures Romuli quam Numae similes reges putabat fore iturosque ipsos ad bella, ne sacra regiae vicis desererentur flaminem Iovi adsiduum sacerdotem creavit insignique eum veste et curuli regia sella adornavit. Huic duos flamines adiecit, Marti unum, alterum Quirino, virginesque Vestae legit, Alba oriundum sacerdotium et genti Conditoris haud alienum. [...]
Cetera quoque omnia publica privataque sacra pontificis scitis subiecit, ut esset quo consultum plebes veniret, ne quid divini iuris neglegendo patrios ritus peregrinosque adsciscendo turbaretur; nec caelestes modo caerimonias, sed iusta quoque funebria placandosque Manes ut idem pontifex edoceret, quaeque prodigia fulminibus aliove quo visu missa susciperentur atque curarentur.
»
(italiano)
«Quindi rivolse la sua attenzione ai sacerdoti: bisognava nominarli, nonostante egli stesso fosse preposto a parecchi riti sacri, soprattutto quelli che oggi sono di competenza del flamine Diale. Ma poiché riteneva che in un paese bellicoso i re del futuro sarebbero stati più simili a Romolo che non a Numa e sarebbero andati di persona a combattere, non voleva che passassero in secondo piano le attribuzioni sacerdotali del re. Quindi designò un flamine a sacerdote unico e perpetuo di Giove, dotandolo di una veste speciale e della sedia curule, simbolo dell'autorità regale. A lui aggiunse altri due flamini, uno per Marte e uno per Quirino. Inoltre sceglie delle vergini da porre al servizio di Vesta, sacerdozio questo di origine albana e in qualche modo connesso con la famiglia del fondatore. [...]
Subordinò all'autorità del pontefice anche tutte le altre cerimonie di natura pubblica e privata, in modo tale che la gente comune avesse un qualche punto di riferimento e che nessun elemento della sfera religiosa dovesse subire alterazioni di sorta, dovute a negligenze dei riti nazionali o all'adozione di culti di importazione. Inoltre il pontefice doveva diventare un esperto e attento interprete non solo delle cerimonie legate alle divinità celesti, ma anche delle pratiche funerarie, di quelle di propiziazione dei Mani e dell'interpretazione dei presagi legati ai fulmini o ad altre manifestazioni.»
(Tito Livio - Ab Urbe condita I. XX - libera traduzione di Capriotti M.)
Ecco i flamini, il rito ed il rapporto con la società civile, quest'ultimo spiegato in maniera concisa, efficace ed attuale, degna di un moderno studioso.
Ed ecco la funzione giuridico-sociale della religione come meglio non poteva essere espressa.
(latino)
«
Ad haec consultanda procurandaque multitudine omni a vi et armis conversa, et animi aliquid agendo occupati erant, et deorum adsidua insidens cura, cum interesse rebus humanis caeleste numen videretur, ea pietate omnium pectora imbuerat ut fides ac ius iurandum [proximo] legum ac poenarum metu civitatem regerent.
»
(italiano)
«L'attenzione per questi fenomeni celesti e la loro continua ricerca avevano distolto il popolo intero dalla violenza delle armi, fornendogli sempre qualcosa con cui tenere occupata la mente: il pensiero incessante della presenza divina e l'impressione che le potenze ultraterrene partecipassero dei casi umani avevano permeato di pietà religiosa gli animi così profondamente che la città era governata più dal rispetto per la solennità della fede che dalla paura suscitata dalle leggi e dalle pene.»
(Tito Livio, Ab Urbe condita, I, XXI - libera traduzione di Capriotti M.)
Flamini maggiori
I flamini maggiori (latino mwqqFlamines Maiores), che costituivano la parte apicale della classe sacerdotale e venivano scelti in origine fra i patrizi, erano formati dal flamine Diale, flamine Marziale e flamine Quirinale, rispettivamente preposti ai culti di mwqgGiove, mwqwMarte e mwraQuirino, divinità che costituivano la cosiddetta mwrqTriade Arcaica; in epoca più tarda Marte e Quirino furono sostituiti da mwrgGiunone e mwrwMinerva. I flamini maggiori avevano un enorme potere e godevano di una grandissima influenza e prestigio.
Flamine diale
Il mwuqflamine diale, (latino mwugFlamen Dialis), che rivestiva una particolare importanza e sacralità in quanto personificazione vivente di mwuwGiove, di cui celebrava i riti, godeva di grandi onori, ma, proprio per la sua funzione, era sottoposto a molteplici limitazioni e divieti oltre che a specifici obblighi.
mwvqAulo Gelliocite-ref-4[4], fa un elenco dettagliato delle limitazioni a cui il flamine diale e la moglie, la flaminica diale, erano sottoposti.
Presenziava al rito della mwywConfarreatio ed egli stesso doveva essere sposato con questo rito.
Flamine marziale
Del mwzgflamine marziale (latino mwzwFlamen Martialis), preposto al culto di mwaaMarte, si conosce poco ma sappiamo che non era regolato dai rigidi divieti che invece vincolavano la vita del flamine Diale, in quanto tali divieti riflettevano il pensiero teologico relativo a mwaqGiove; inoltre non abbiamo cognizione diretta di una sua partecipazione ad alcuna cerimonia, però da una testimonianza di mwagCassio Dione si può ragionevolmente supporre che il flamine Marziale partecipasse al rito dellmwaw'mwbaEquus october, una corsa di bighe che si teneva alle mwbgIdi di ottobre nel mwbwCampo Marziocite-ref-6[6].
Flamine quirinale
Il mwdgflamine quirinale (latino mwdwFlamen Quirinalis) era preposto al culto di mweaQuirino e celebrava i riti delle festività dei mweqQuirinalia, dei mwegConsualia estivi, dei mwewRobigalia e dei mwfaLarentalia.
La partecipazione ai Consualia del 21 agosto è testimoniata da un passo di mwfgTertullianocite-ref-7[7] nel quale il sacrificio sull'altare sotterraneo di mwgwConso, nel mwhaCirco Massimo, viene celebrato dal flamine Quirinale e dalle mwhqVestali. Secondo mwhgKurt Latte tale testimonianza non sarebbe attendibile per tutta una serie di errori e confusioni che Tertulliano avrebbe fatto fra questa festività e le Opeconsiva del 25 agosto ma mwiaGeorges Dumézil respinge questa obiezione come contraria alla logicacite-ref-8[8].
Flamini minori
I flamini minori (latino mwkwFlamines minores) erano dodici, ma solo di dieci si ha certezza dei relativi nomi e divinità attese:
• mwlgFlamine carmentale, mwlwFlamen Carmentalis, preposto al culto di mwmaCarmenta.
• mwmgFlamine cereale, preposto al culto di mwmwCerere.
• mwnqFlamine Falacer, attendeva al culto di mwngFalacer.
• mwoaFlamine floreale, preposto al culto di mwoqFlora.
• mwowFlamine furrinale, preposto al culto di mwpaFurrina.
• mwpgFlamine palatuale, preposto al culto della dea mwpwPalatua.
• mwqqFlamine pomonale, preposto al culto della dea mwqgPomona.
• mwraFlamine portunale, preposto al culto del dio mwrqPortuno.
• mwrwFlamine vulcanale, preposto al culto del dio mwsaVulcano.
• mwsgFlamine volturnale, preposto al culto del dio mwswVolturno.
Abbiamo scarse notizie dei flamini minori, conosciamo però l'ordine gerarchico degli ultimi sei, come ci è stato tramandato da Varrone:
mwtgVolturnalem, Palatualem, Furinalem, Floralemque Falacrem et Pomonalem fecit hic idem, quae obscura sunt; eorum origo Volturnus, diva Palatua, Furrina, Flora, Falacer pater, Pomonacite-ref-9[9]
Altri quattro flamini minori sono attestati da varie fonti: il flamine Carmentale da una citazione del Bruto (56) di Cicerone, il flamine Ceriale da Servio (è probabilmente anche quello che, secondo Fabio Pittore in Serv. Georg. I 21, sacrifica a Ceres e a Tellus), il flamine Furrinale da Varrone (de l. l. V 84. VI 19. (VII 45), il flamine Volcanale da Varrone (de l. l. V 84), da Macrobio (I 12, 18, secondo il quale egli sacrifica a Maia alle calende di maggio) e da un'epigrafe proveniente da Romacite-ref-10[10],
I nomi di alcuni flamini minori sono testimoniati da epigrafi: Tiberio Claudio Pollione flamine Carmentalecite-ref-11[11], Sesto Cesio Properziano flamine Cerialecite-ref-12[12], Marco Numisio Quinziano flamine Florale a mwyqLaviniocite-ref-13[13], Gaio Giulio Silvano Melanione flamine Pomonalecite-ref-14[14].
Conosciamo anche l'esistenza del pontefice (anziché flamine) palatuale Lucio Egnatuleio Sabinocite-ref-15[15].
Di due flamini minori non è stato tramandato il nome dalle fonti classiche ma secondo mw2aCamille Jullian potrebbero essere il Virbialis e il Lucularis, testimoniati da due epigrafi: il flamine Virbiale da CIL X 1493 proveniente da mw2qNapoli e il flamine Luculare da Henzen 6747 proveniente da Laviniocite-ref-16[16].
Del flamine Ceriale ci è noto l'elenco delle divinità che egli invocava quando celebrava i sacrifici a Cerere e mw3wTellus. Tale elenco si trovava nel perduto mw4aDe iure pontificio di mw4qQuinto Fabio Pittore, copiato da mw4gVarrone e da mw4wServio e arrivato a noi tramite mw5aAgostino d'Ippona che lo cita in mw5qmw5gLa città di Diocite-ref-17[17].
Critica storica
mw7qGeorges Dumézil, accademico di mw7gFrancia e storico delle religioni, nella sua opera mw7wFlamen-Brahman vede non solo una probabile etimologia comune ma anche un parallelismo funzionale fra i flamini ed i Bramini, la casta sacerdotale indiana ed attraverso l'esame comparativo delle rispettive religioni individua le tre funzioni, tra loro poste in armonica gerarchia, che reggevano e regolavano la società indeuropea.
La prima funzione è la sovranità religiosa ossia il potere magico-giuridico, la seconda la forza, la potenza bellica e la terza la fecondità ossia la procreazione, la mw8qpace.
Nel mondo romano corrispettiva di queste funzioni è la mw8wtriade arcaica, ossia mw9aGiove, mw9qMarte e mw9gQuirino che, gerarchicamente ed armonicamente ordinati, sono le manifestazioni della tripartizione funzionale, mentre speculari ai Bramini si pongono i flamini.
Egli ritrova questa tripartizione funzionale anche nella mitologia germanica con mw-aOdino, mw-qThor e mw-gFreyr, in quella iranica con mw-wMitra-Varuna, mw-aIndra e gli mw-qAsvin ed in quella caucasica con gli mw-gAlægatæ, gli mw-wÆhsærtæggatæ, i mwaqaBorotæ rappresentanti rispettivamente l'mwaqeintelligenza, l'eroismo e la ricchezza.
Applicando questa trifunzionalità al mondo arcaico romano, individua in mwaqmRomolo e mwaqqNuma Pompilio il potere magico-religioso, in mwaquTullo Ostilio il potere e la forza guerriera ed in mwaqyAnco Marzio la ricchezza e la pace.
Questa teoria, così riassunta in estrema sintesi, ebbe diversi estimatori come mwaqgClaude Lévi-Strauss ma fu respinta da altri come artificiosa ed irreale, tuttavia diede inizio ad un largo dibattito sul rapporto mwaqkmito-mwaqoreligione e mwaqssocietà che ancora vive.
Note
cite-note-11. ↑ Tina Squadrilli,mwariVicende e monumenti di Roma, Staderini Editore,1961, Roma, pag.26
cite-note-22. ↑ Secondo mwarcMarco Antistio Labeone la nomina dei Flamini era prerogativa dei mwargComitia Calata
cite-note-44. ↑ Aulo Gellio, mwasemwasiNotti attiche, X, 3-25 da mwasmmwasqThe Latin Library.
cite-note-55. ↑ Tito Livio, mwasgAb Urbe condita I. XX.
cite-note-66. ↑ Dumézil, mwaswLa religione romana arcaica, p. 148.
cite-note-77. ↑ Tertulliano, mwatamwateDe spectaculis, V, 7.
cite-note-88. ↑ Georges Dumézil, mwatuLa religione romana arcaica, pp. 150-151.
cite-note-99. ↑ Marco Terenzio Varrone, mwatkmwatoDe lingua latina, VII, 3.
cite-note-1010. ↑ CIL VI, 41294: mwat4] / [iur]is consu[lto _] / [p]raef(ecto) vigil(um) I_ / flamini Vulc[anali _] / magistro a lib[ellis _] / [ma]gistro a cen[sibus _] / [_]CVI[
cite-note-1111. ↑ mwauiSoli Lunae / Apollini / Dianae / Ti(berius) Claudius / Pollio / proc(urator) Aug(usti) / XX hereditatium / proc(urator) Alpium / Graiarum / flamen Carmentalis / praef(ectus) gentium in Africa / praef(ectus) alae Flaviae milliari[ae] (CIL VI, 3720, proveniente da Roma)
cite-note-1212. ↑ mwauySex(to) Caesio Sex(ti) [f(ilio)] / Propertiano / flamini Ceriali / Romae proc(uratori) Imp(eratoris) / a patrim(onio) et heredit(atibus) / et a li[b]ell(is) tr(ibuno) mil(itum) leg(ionis) IIII / Macedonic(ae) praef(ecto) coh(ortis) / III His[pa]nor(um) hast(a) pura / et coron(a) aurea don(ato) / IIIIvir(o) i(ure) d(icundo) IIIIvir(o) quinq(uennali) pon(tifici) / patron(o) mun(icipii) (CIL XI, 5028, proveniente da mwaucMevania)
cite-note-1313. ↑ mwausPomponiae / C(ai) f(iliae) Drusillae / M(arcus) Numisius / M(arci) f(ilius) M(arci) n(epos) Cor(nelia) / Quintianus / laurens Lavinas / flamen floralis / patronus munic(ipii) / co(n)iugi rarissimae / l(ocus) d(datus) d(ecreto) d(ecurionum) (CIL IX, 705, proveniente da mwauwTeanum Apulum)
cite-note-1414. ↑ mwavaC(aio) Iul(io) Silvano / Melanioni eq(uo) / publico flam[in]i Po/m[o]nali [_]VR om/nibus equestri/bus militiis func/[t]o proc(uratori) Aug(usti) [_]IIII / [_]IRC per provin(cias) / [_]XXIII proc(uratori) Aug(usti) / [ra]tionis [heredit(atium)] / [proc(uratori) p]r[o]vinc(iae) / [_ p]roc(uratori) C[_]I[_] / [_]ICV[_] / [_]IC[_] / [_ in] muni/[cipio Do]maviano / [_]A[_]NI[_]E[_]C[_] / [_] patrono / [_] pro[v]inc(iae) / [_]V[ (CIL III, 12732, proveniente da Domavium, nel mwavecomune di Cettigne)
cite-note-1515. ↑ mwavuL(ucio) Egnatuleio P(ubli) f(ilio) Gal(eria) Sabino pontific(i) / palatuali proc(uratori) Aug(usti) XXXX Galliarum / proc(uratori) Aug(usti) ad epistrategian Thebaidos / proc(uratori) Aug(usti) ad census accipiendos / Macedoniae praef(ecto) gentis Cinithiorum / trib(uno) leg(ionis) IIII Scythicae l[eg(ionis) _] / Geminae flam(ini) Aug(usti) c[ol(oniae) Thysdritanae] / Egantuleia P(ubli) f(ilia) Sabina F[_] / L(ucius) Egnatuleius Sabinus T[_]/cnidius / proc[_]ius RICV (CIL VIII, 10500, proveniente da mwavyThysdrus)
cite-note-1616. ↑ Camille Jullian. mwavoFlamen, in Charles Daremberg, Edmond Saglio. mwavsmwavwDictionnaire des Antiquités Grecques et Romaines, p. 1165.
cite-note-1717. ↑ Dumézil, p. 46.
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